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Franco Vaccari
Opere 1955-1975 (2 dicembre
2007-17 febbraio 2008) |
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BIOGRAFIA
Franco Vaccari nasce a Modena nel 1936. Compie studi
scientifici ed esordisce come poeta visivo per poi
intraprendere, sin dalla fine degli anni Sessanta, un percorso
di tipo concettuale, orientato a una riflessione
profonda sui nuovi mezzi di comunicazione.
Pubblica nel 1965 Pop Esie e
subito dopo Entropico,
opere vicine alla Poesia Visiva dove alla metrica si accostano
brandelli d’immagine mutuati dall’iconografia
Pop. Particolarmente significativo per la sua successiva
evoluzione è il libro Le
tracce, del 1966,
dove la fotografia viene utilizzata per presentare i graffiti come poesia anonima, poesia trovata. Un elemento importante
affrontato in queste opere è la fuga dal libro verso
la ricerca di uno spazio fisico dove fare poesia. È in
questa prospettiva che vanno visti i suoi film Nei
sotterranei (1966-67) e La
placenta azzurra (1968). Negli
stessi anni nasce il suo interesse per la costruzione
di environment ed eventi
dei quali ricordiamo
La scultura buia, un ambiente
da cui è stata eliminata ogni radiazione visibile, reso compatto da un’assenza
invece che da una presenza.
Il tema della traccia e il fotografico sono due costanti che
attraversano tutto il lavoro di Vaccari. Sin dall’inizio l’artista
non usa la fotografia per produrre immagini mimetiche, ma
come impronta di una presenza, come segnale,
come sintomo, come traccia fisica di un esserci. Emblematica
rimane a questo proposito la sua partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1972.
Ecco la descrizione che ne ha dato Renato Barilli nel libro
documento seguito a questa azione: «Ricordiamo la
scena iniziale della “sala” di Vaccari nel
padiglione centrale dei “Giardini” veneziani:
era tanto semplice e nuda da sfiorare la
delusione; appena una cabina photomaton nell’albore
impersonale delle pareti... Solo una scritta
plurilingue (“Lascia una traccia fotografica
del tuo passaggio”) permetteva di intravedere la sua regia,
ma tenuta come sospesa a mezz’aria. Certo la
diversità era palese e clamorosa, rispetto alle sale consuete dove venivano esposte le opere, perché qui
venivano offerti soltanto gli attrezzi per “operare”
mentre l’artista si ritraeva lasciando l’iniziativa
al pubblico».
Questa era la quarta di quelle che Vaccari aveva chiamato
esposizioni in tempo reale; a tutt’oggi quelle realizzate sono 37.
La collocazione del suo lavoro artistico risulta tangente
a diverse aree, ma quella che forse ne esprime meglio
il senso potrebbe essere definita «realismo concettuale».
Gli viene riconosciuta la paternità del concetto
di «esposizione in tempo reale» da lui
esplorato sia dal punto di vista teorico che operativo. Anche l’idea
di «feed back» è vicina al
suo modo di lavorare, sempre aperto a una controreazione capace
di innescare meccanismi di verifica e riaggiustamento.
Nel 1973 Vaccari partecipa alla rassegna Combattimento
per un’immagine, a cura di Luigi Carluccio e Daniela
Palazzoli. Tenutasi alla Galleria Civica d’Arte
Moderna di Torino, la mostra è di fondamentale importanza
per il dibattito sul rapporto fra arte e fotografia. Nello
stesso anno espone alla Neue Galerie di Graz,
in Austria. Nel 1980 partecipa per la seconda volta alla Biennale
di Venezia su invito di Vittorio Fagone.
Per l’occasione presenta un ambiente tutto giocato
sull’anamorfosi: Codemondo.
La distorsione visiva di immagini di un
formichiere era accompagnata dalla distorsione acustica delle
voci dei visitatori, registrate e poi ritrasmesse
dopo una quindicina di secondi. Seguono mostre al Kunstmuseum
di Hannover (1980) e al Centre Pompidou di Parigi (1981). Del 1984 è l’importante
mostra antologica al Museum
Moderner Kunst di Vienna. Nel 1986 è alla XI Quadriennale
di Roma; nel 1987 è presente alla Galleria Civica
di Modena con una personale; nel 1988 interviene al Palazzo
delle Esposizioni di Mosca e nel 1990 al Museum
of Art di Taiwan. Invitato da Achille Bonito Oliva nel 1993,
partecipa alla XLV Biennale di Venezia con
l’opera ambientale Bar Code – Code Bar, un
autentico bar all’interno del quale era presente l’immagine di
Silvia Baraldini accompagnata dalla sua storia. Del 1999 è la
mostra Minimalia al PS1
di New York. Seguono esposizioni presso il Centro per l’Arte Contemporanea
di Varsavia (2001) e all’Istituto Italiano di
Cultura di Praga (2004). Nel 2003 viene invitato per i suoi
video al Festival del Cinema di Locarno. Nel 2007 gli viene dedicata una mostra antologica allo Spazio Oberdan
di Milano.
Franco Vaccari ha sempre accompagnato la produzione artistica
con la riflessione teorica. Ha pubblicato Duchamp
e l’occultamento del lavoro (1978) e Fotografia
e inconscio tecnologico (1979). Quest’ultimoè considerato
il più importante contributo italiano all’attuale
dibattito sulla fotografia. Un anno dopo la sua prima
edizione italiana è stato tradotto e pubblicato
in Francia, entrando nel dibattito culturale anche di quel Paese.
Ha tenuto corsi all’Ecole Supérieure des Arts
Décoratives di Strasburgo e dal 2004 è docente
di Arti Visive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. |
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