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La città ritrovata
Modena nelle fotografie dell'archivio Testi e Gandolfi
(25 febbraio-25 aprile) |
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A cura di: Paolo Battaglia, Stefano Bulgarelli
Uno sguardo nuovo sulla Modena della prima metà del novecento
attraverso le fotografie dell'Archivio Testi e Gandolfi, una
delle ultime importanti acquisizioni delle Raccolte Fotografiche
Modenesi.
Modena - Sabato 25 febbraio alle ore 17 inaugura, presso la
sede delle Raccolte Fotografiche Modenesi Giuseppe Panini in
Via Giardini 160, la mostra "La città ritrovata.
Modena nelle fotografie dell'archivio Testi e Gandolfi".
Attraverso un centinaio di fotografie appositamente ristampate
su carta baritata dalle antiche lastre, la mostra, promossa
in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena,
riesce a regalare ai visitatori un nuovo sguardo sulla città
dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento e nello stesso
tempo a tracciare un ritratto del 'fotoreporter amatoriale'
Ferruccio Testi (1882 - 1958); un uomo dallo spirito eclettico,
vero figlio del suo tempo, spesso accompagnato nella sua vastissima
campagna fotografica dall'amico di sempre Odoardo Gandolfi (cancelliere
al tribunale cittadino), il cui nome compare assieme al suo
nella denominazione dell'archivio. Le fotografie esposte sono
frutto di un lungo lavoro di selezione tra le oltre 13mila che
compongono l'archivio recentemente acquistato dalle Raccolte
Fotografiche Modenesi Giuseppe Panini. La mostra, curata da
Paolo Battaglia e Stefano Bulgarelli, presenterà anche
una selezione di fotografie stereoscopiche di Testi riproposte
con la tecnica degli anaglifi, che permette ai visitatori attraverso
l'uso di appositi occhiali, di coglierne l'effetto tridimensionale.
A rendere davvero interessante la riscoperta dell'attività
di Testi e Gandolfi, è l'aspetto tutt'altro che secondario
del loro essere entrambi fotografi amatoriali, "non professionisti",
che concepivano cioè la fotografia in una prospettiva
più vicina al loro gusto individuale, al loro senso estetico
e quindi con una spontaneità maggiore rispetto ai loro
colleghi 'professionisti' che lavoravano su commissione. I primi
decenni del secolo scorso erano gli anni in cui a Modena operavano
gli studi fotografici Orlandini, Bandieri e Sorgato; affiancare
a questi l'opera di Testi e Gandolfi significa fornire a quello
sguardo aperto sulla città un nuovo e ricco ventaglio
di punti di vista coi quali continuare a sondare la storia di
Modena. Il fatto che Testi e Gandolfi fossero fotoamatori permette
di avvertire maggiormente la loro personalità negli scatti,
magari cogliendone una sottesa e privata componente autobiografica.
E, fra i due, Testi era sicuramente la personalità di
maggiore spicco. Parlando di lui non si possono non ricordare
le sue grandi passioni e riconoscere come la fotografia fosse
in grado di fondersi pienamente con queste. Il modenese Ferruccio
Testi, agevolato dalla solida posizione economica di cui godeva
la famiglia (il padre era titolare di una prosperosa azienda
in città di distribuzione di bibite, birra, acque minerali
e vini di marca), ebbe modo fin da giovane di coltivare i suoi
molteplici interessi: l'amore per lo sport nelle più
diverse forme (l'automobilismo sportivo, il ciclismo, l'ippica,
l'aviazione, il motociclismo e il calcio, al punto da essere
nel 1912 tra i fondatori del Modena F.C.), la lirica e il canto
in genere (dal 1939 al '49 fu presidente della 'Corale Rossini')
e l'allevamento di colombi viaggiatori. Attraverso migliaia
di scatti Testi documenta e testimonia tutte queste sue grandi
passioni, offrendo un vastissimo repertorio di storie 'minori'
ma dall'indiscusso valore storico e culturale. I suoi interessi
vivono in Testi fusi gli uni con gli altri; così, alla
pari di un sorpasso in una gara automobilistica o un azione
calcistica sapientemente immortalata nella sua unicità,
Testi ha fissato nell'immagine fotografica i più diversi
momenti della vita di Modena, dagli episodi politici o culturali
più rilevanti, a situazioni 'minori' ma che comunque
gli comunicavano curiosità e interesse.
Fra le fotografie esposte, scelte a testimoniare gli eventi
'macroscopici' e di primaria importanza nella storia cittadina,
ci sono, per esempio, quelle dell'abbattimento delle case per
la realizzazione di Piazza Matteotti, dell'edificazione del
monumento ai Caduti, dello spostamento di 'monumenti' celebri
nell'immagine della città come la Preda Ringadora che
nel 1936, dal Palazzo dei musei venne trasferita nell'area antistante
lo scala d'ingresso di Palazzo Comunale o lo 'smontaggio' del
monumento a Vittorio Emanuele II°, che da Largo Garibaldi
venne spostato in Piazzale Risorgimento; e ancora l'inaugurazione
del Mercato coperto nel 1931, i sontuosi funerali di Virgina
Reiter e poi gli immancabili banchi in Piazza Grande o le lavandaie
sui canali che scorrevano attorno le mura della città,
le nuove vedute delle porte cittadine, la visita in città
del re Vittorio Emanuele III° e Umberto di Savoia, quella
di Mussolini nel 1921 che lo vide protagonista di un comizio
in Piazza Sant'Agostino e le visite in Accademia dei gerarchi
Ciano, Starace e Farinacci. Durante il Fascismo, grazie alla
preziosa documentazione fotografica di Testi e Gandolfi, emerge
il ritratto di una Modena che vive nella spettacolarizzazione
degli eventi di piazza e delle feste imposte dal regime: dalla
trebbiatura del grano cresciuto negli 'orti di guerra', alla
Festa dell'uva, a quella del riso e a quella dei 'balconi fioriti'
organizzata dall'Opera Nazionale Dopolavoro. A queste si affiancano
immagini di una coreografica esposizione di selvaggina per i
feriti di guerra e una cerimonia organizzata per la partenza
dei soldati modenesi. Fra le foto di epoca fascista ci sono
alcuni scatti che ritraggono un Mussolini più intimo
al mare con la famiglia. Alla documentazioni di questi eventi
si affiancano scatti dedicati ad episodi 'minori', ma ugualmente
permeati da un indiscusso valore storico e culturale come la
corsa dei camerieri in Piazza Grande nel 1934, la sfilata di
un circo e di scenografici carri allegorici per le vie del centro
in occasione di un carnevale, la costruzione delle tribune dello
Stadio Braglia e il 'ritratto' di un gregge di pecore che attraversa
una parte della città. Di estremo interesse sono alcune
fotografie eseguite nel difficile biennio 1943 - '45.
La grande passione di Testi verso lo sport, viene invece testimoniata
da fotografie realizzate in occasione di gare automobilistiche,
tra cui quella del primo circuito automobilistico modenese del
5 giugno 1927, gare ciclistiche e motociclistiche, e ritratti
di Enzo Ferrari, Tazio Nuvolari, Fausto Coppi e Gino Bartali.
A questi si affiancano i ritratti dei grandi nomi della lirica
come Beniamino Gigli, o Giuseppe Di Stefano, spesso ospiti assieme
agli altri 'grandi' del celebre 'Bettolino', la stanza al primo
piano della sua casa in Rua Muro, che divenne sede nel giro
di poco tempo, di un cenacolo gastronomico che univa personalità
di spicco all'insegna della più genuina e fraterna convivialità.
Era questo il segno e il coronamento di una modenesità
non provinciale, poiché nutrita di una sensibilità
tutta novecentesca, in cui la ricchezza della cucina locale
e la poliedrica personalità di Testi affiancava culture
e saperi diversi, all'insegna del dialogo e del rispetto reciproco.
Ferruccio Testi e Odoardo Gandolfi si pongono a loro modo come
degli storici, seppur di una storia 'minore': ed è con
questo spirito che bisogna guardare le loro fotografie e vederle
connesse ad una storia contemporaneamente privata e collettiva,
in quanto documenti frutto di un gusto individuale ma di fondamentale
importanza nella costituzione di una identità che voglia
essere, prima di tutto, cosciente senso d'appartenenza ad un
territorio, ad una città e ad una storia con la maiuscola.
Ad arricchire la mostra anche alcuni numeri della Rivista "La
settimana modenese" grazie ai quali sarà possibile
confrontare su uno stesso avvenimento la fantasiosa matita di
Mario Molinari e gli scatti di Testi e Gandolfi.
La mostra sarà aperta dal 25 febbraio al 25 aprile 2006
e osserverà i seguenti orari: lunedì 15/17; martedì-venerdì
9,30/12 - 15/17; sabato e domenica 10/13 - 15/19. L'ingresso
è libero
Con il contributo della Camera
di Commercio di Modena
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