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Souvenir del Grand Tour
Fotografie dell'Italia di metà Ottocento
(22 ottobre-27 novembre) |
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Mostra a cura di: Filippo Maggia con la collaborazione di
Chiara Dall'Olio
L'esposizione, promossa in collaborazione con la Fondazione
Cassa di Risparmio di Modena, propone oltre 100 fotografie
dei più importanti fotografi attivi sul territorio
italiano fra il 1850 e il 1870. L'idea alla base di questa
mostra è quella di mostrare le immagini delle mete
del Grand Tour ordinate secondo l'itinerario classico dei
viaggiatori: Torino, Genova, Pavia, Milano, Verona, Venezia,
Modena, Bologna, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Pompei, Palermo,
Messina, Taormina. Le fotografie vengono proposte in originale,
così come venivano acquistate dai viaggiatori della
prima metà dell'Ottocento, opere sublimi realizzate
dai maestri della prima fotografia di paesaggio in Italia:
Alinari, Altobelli, Amodio, Bernoud, Brusa, Chauffourier,
Crupi, Degoix, Deroche e Heiland, Godard, Incorpora, Ledru,
Lombardi, Lotze, Macpherson, Marville, Mollins, Naya,Noack,
Perini, Ponti, Pozzi, Rive, Salviati, Sommer, Toncker. Le
foto provengono da diverse collezioni private italiane e sono
esposte tutte in originale per dare al visitatore la possibilità
di ammirare la pregevolezza di opere uniche. Alcune di esse
saranno presentate all'interno degli album originali.
Il Grand Tour era una tappa fondamentale nella formazione
culturale della giovane aristocrazia inglese, francese e tedesca
a partire dalla fine del 1600: un viaggio formativo, dove
il percorso attraverso luoghi della cultura classica e rinascimentale
e il contatto con genti nuove e sconosciute aiutava l'individuo
a conoscere le origini del proprio mondo, dava l'opportunità
di contemplare romanticamente le rovine di una grande civiltà
come quella romana, di vedere ed ammirare con i propri occhi
l'architettura e l'arte del Rinascimento che tanti artisti
nord europei aveva ispirato. Molti scrittori da Goethe a Stendhal
a Byron si innamorarono del Bel Paese, lo narrarono e vi soggiornarono
per lungo tempo.
Grand Tour era indubbiamente anche sinonimo di ricchezza e
fascino culturale: solo i ceti abbienti potevano permettersi
questo tipo di viaggio che durava anche un anno e dava, al
ritorno in patria, un notevole prestigio sociale. La società
di metà Ottocento era legata alla comunicazione soprattutto
orale, fatta nei salotti privati e nei caffè e solo
parzialmente la scrittura si integrava al racconto verbale,
anche perché essa era, a sua volta, privilegio di pochi.
In questo contesto vedere con i propri occhi e raccontare
con le proprie parole aveva un'importanza enormemente maggiore
di quanto non lo possa avere oggi.
L'Italia era la meta preferita, perché ricca di opere
d'arte e di vestigia archeologiche classiche rappresentava
nella cultura europea l'essenza stessa della romanità
e del Rinascimento. L'itinerario e le mete erano fissati:
lasciati i paesi d'origine del nord Europa, si entrava in
Italia dai varchi Alpini sul confine francese o svizzero,
una breve sosta a Torino, Genova e Milano per poi fermarsi
più a lungo a Venezia. Da lì il viaggio proseguiva
alla volta di Firenze con soste intermedie a Piacenza, Modena,
Bologna, Pisa, Siena e finalmente Roma, la città eterna
ove il soggiorno veniva prolungato anche per mesi. Il Grand
Tour prevedeva poi una lunga visita a Napoli e Pompei; dalla
città partenopea ci si imbarcava alla volta della Sicilia
dove Messina, Taormina, Catania, Agrigento e Palermo erano
le ultime "tappe obbligate" in terra italica. Il
Tour proseguiva alla volta di Malta, per terminare in Egitto
o in Grecia.
A metà del XIX secolo molti erano ormai i touristes
che visitavano l'Italia e, se fino a quel momento fra i souvenir
più acquistati vi erano le incisioni e i dipinti delle
vedute paesaggistiche e dei monumenti, la fotografia prese
presto il sopravvento. Vale la pena ricordare che la tecnica
fotografica a quest'epoca era ai suoi inizi, si trattava ancora
di un mezzo espressivo utilizzato solo da professionisti.
I viaggiatori non erano dotati di macchine fotografiche, compravano
le fotografie nelle diverse tappe del loro viaggio. A testimonianza
di questo assistiamo in Italia agli inizi degli anni Cinquanta
dell'Ottocento al nascere di innumerevoli studi, chiamati
spesso atelier. Fioriscono per lo più nelle maggiori
città d'arte toccate dall'itinerario del Grand Tour:
si può pertanto affermare che fu proprio il tour uno
dei principali fautori del primo sviluppo della fotografia
e del suo mercato.
I fotografi stessi erano spesso di origine nord europea, alcuni
esercitavano già oltralpe la professione di fotografo,
altri erano artisti o semplici viaggiatori che, dopo essersi
stabiliti in italia, impararono la tecnica fotografica divenendone
ottimi interpreti, basti pensare al tedesco Sommer, allo scozzese
MacPherson, al francese Chauffourier, solo per citare alcuni
esempi. Numerosi anche gli autori italiani che si distinsero
nella produzione di vedute come Altobelli, i fratelli Alinari,
Naya e tantissimi altri. Il mezzo di diffusione più
consueto per le immagini prodotte in questi atelier furono
gli album composti da una ventina o più immagini che
offrivano una sintesi della città, dei monumenti, delle
opere d'arte, dei panorami e di tutto quanto era "da
vedere".
All'interno degli album le architetture urbane dovevano spesso
cedere il primato numerico alle immagini delle rovine archeologiche:
il Foro Romano era più fotografato di San Pietro, e
gli scavi di Pompei più del golfo di Napoli. Un numero
considerevole di pagine erano dedicate alle riproduzione delle
opere d'arte conservate nelle chiese e nei musei della città:
dipinti, affreschi, statue greche e rinascimentali. I fotografi
avevano cataloghi specializzati in riproduzioni di opere d'arte,
molto richieste anche dagli artisti che le utilizzavano per
studio o come modelli.
Il territorio, urbano o campestre, non era il solo soggetto
dei fotografi: infatti erano ricercate dai turisti anche i
ritratti dei "tipi italici" e le composizioni ispirate
alla vita popolare e di strada, come i celebri "Mangiatori
di maccheroni" ritratti da Sommer a Napoli, emblemi di
una popolazione italiana vista in bilico fra il mito dell'uomo
selvaggio e spontaneo non ancora contaminato dalla modernità
e il lazzarone pittoresco guardato con curiosità e
superiore distacco.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo di 120 pagine
a cura di Filippo Maggia e Chiara Dall'Olio, con le riproduzioni
a colori di una selezione di 80 fotografie presenti in mostra
(costo 12 euro - omaggio per i sostenitori RFM). |
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