A cura di: Roberta Russo
L'esposizione, promossa in collaborazione con la Fondazione
Cassa di Risparmio di Modena, propone una selezione di più
di 100 fotografie originali, la maggior parte stampe all'albumina.
Attraverso la storia dei fotografi professionisti e dilettanti
di fine secolo si ricostruisce l'immagine della città
e delle sue trasformazioni, i luoghi del divertimento, del lavoro
e la storia degli uomini che l'hanno vissuta.
Con la mostra ed il catalogo Ritratto di una Capitale, realizzati
da Rfm Panini nel 2002, è stata raccontata la prima avventurosa
fase di scoperta ed appropriazione in territorio modenese del
mezzo di riproduzione fotografico. L'analisi ha abbracciato
il periodo storico compreso tra il 1839, data di nascita dell'immagine
ai sali d'argento, e gli ultimi burrascosi anni del Ducato Estense,
fino al 1863, anno dello scioglimento della Brigata Estense
a Cartigliano Veneto, ultimo atto del governo ducale Estense
prima del suo definitivo abbandono del controllo su Modena.
I primissimi fotografi sono ambulanti provenienti da altre città
o altre nazioni, pittori e incisori usciti dall'Accademia, artigiani
di varia esperienza commutati in fotografi. Intorno agli anni
'60 dell'Ottocento nascono i primi studi fotografici con una
sede ed una ragione sociale.
Modena fin de siècle riprende le fila del discorso interrotto
e descrive il proliferare degli atelier fotografici nell'Italia
post-unitaria. La crisi economico-culturale che sembra attanagliare
la città nei primi anni di passaggio dal Ducato alla
Monarchia dei Savoia non scoraggia i modenesi di tutte le estrazioni
sociali dal volersi rappresentare col nuovo e sempre più
economico strumento di riproduzione. Pochi centesimi sono sufficienti
a lasciare un ricordo di sé a parenti e amici. Per rispondere
alla crescente domanda piccoli studi nascono e muoiono concentrandosi
nel cuore della città. A cavallo tra vecchia e nuova
generazione si colloca Pietro Barbieri, musicante e pittore
prima di trasformarsi in fotografo, uno dei pochi a non accontentarsi
di vivere di soli ritratti, ottiene commissioni per documentare
la sua città. Non regge la concorrenza, però,
del nuovissimo studio fotografico aperto nel 1870 dai fratelli
Sorgato. Famiglia di fotografi di origini venete con studi già
affermati a Venezia e Bologna, dispongono di mezzi e attrezzature
senza eguali nella vecchia capitale trasformata in città
di provincia. Senza difficoltà Gaetano, il più
giovane dei fratelli, si accaparra il mercato modenese dei ritratti
delle famiglie nobili e alto-borghesi e velocemente si appropria
delle commesse pubbliche più importanti, le riproduzioni
di opere d'arte per i Musei, l'esclusiva nei confronti dell'Accademia
e le foto del Duomo prima e dopo i restauri per la Curia. Soltanto
gli Orlandini sapranno competere con il padovano, inizialmente
costruendosi una nicchia di mercato battendo la provincia e
l'Appennino modenese, alla ricerca di clienti ed immagini inedite
da vendere. Conquistata fama anche in città coi bellissimi
panorami del Frignano iniziano, intorno agli anni '90 dell'Ottocento,
a sottrarre a Sorgato la ricca clientela nobile e alto-borghese
e l'importante committenza dell'Accademia Militare. Intorno
a questi due studi dominanti sorgono, tra gli anni '70 e gli
anni '80, un gran numero di fotografi di minor calibro ed intraprendenza,
impegnati soprattutto nel soddisfare la richiesta di ritratti.
Tra questi si distinguono però Gaetano Pavarotti, erede
del bolognese Roberto Peli, anch'egli per pochi anni con uno
studio a Modena, Leonardo Piccioli, i Fratelli Bozzetti, autori
di una rarissima serie fotografica sulle porte modenesi prima
del loro abbattimento, e Giuseppe Vivi.
Intorno agli anni '80 dell'Ottocento anche a Modena, come nel
resto d'Italia e del mondo, la fotografia si trasforma da oggetto
artiginale a prodotto industriale. Le carte albuminate, come
le lastre al collodio secco, si comprano già fatte e
il fotografo deve limitarsi a sensibilizzare i negativi e i
positivi.
Nel 1888 con l'invenzione della Kodak n.1, l'americano George
Eastman rivoluziona il mercato della fotografia creando una
macchina fotografica di piccole dimensioni in grado di registrare
immagini su pellicola negativa. Per la prima volta la casa produttrice
offre al cliente, oltre alla vendita dello strumento ottico,
un servizio completo di sviluppo e stampa, al grido dello slogan
"voi premete il bottone e noi facciamo il resto".
La semplificazione dei procedimenti per l'ottenimento dell'immagine
fotografica danno il via libero al proliferare di un certo numero
di fotografi amatori. Gli appassionati di fotografia per diletto
appartengono alla schiera dei nobili, degli artisti o degli
scienziati. Alla prima categoria appartiene la famiglia Bentivoglio.
Filippo è tra i fratelli il primo ad avvicinarsi al mezzo
già negli anni '50 dell'800 sperimentando un metodo di
stampa su tela, unico al mondo. Seguirà il suo esempio
il fratello più giovane Marco, debitore per la sua formazione
al fratello e per gli aggiornamenti a Pellegrino Orlandini.
Lascia ai posteri una bella raccolta di immagini della Villa
Bonafonte e dei domestici di famiglia che si prestavano a far
da modelli. Negli anni '90 dell'Ottocento cresce il numero dei
nobili dediti alla fotografia e sulle pagine dei giornali cittadini
si nominano il principe Bernardo Capece Zurlo, il marchese Filippo
Rangoni, il conte Bolognesi, Giuseppe Messori, Luigi Messori,
il marchese Pietro Schedoni. Unica donna la marchesa Camilla
Campori Stanga.
Tra gli amatori spicca, dai primi anni '90, l'avvocato Luigi
Magelli, fotografo di grande qualità ed autore di una
serie di immagini documentarie sulle mura della cittadella e
sul ghetto modenese prima del loro abbattimento, frammenti fondamentali
per la ricostruzione dell'immagine della città antica.
Proviene dall'ambito accademico il giovane Giuseppe Graziosi,
al servizio di Arsenio Crespellani nelle sue prime sperimentazioni
fotografiche.
Dalla città delle scienze, quale si era venuta definendo
Modena in epoca Ducale, non poteva non venire un contributo
all'evoluzione della tecnica fotografica. All'astronomo modenese
Giuseppe Bonacini si devono i fondamentali studi sulla fotografia
pancromatica e a colori.
In occasione dell'esposizione verrà pubblicato un catalogo
con una selezione delle immagini presenti in mostra, distribuito
gratuitamente ai sostenitori delle Raccolte Fotografiche Modenesi.
Con il contributo della Camera
di Commercio di Modena
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