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Giuseppe Messerotti Benvenuti: un italiano nella Cina dei Boxer
Fotografie tra Modena e Pechino (1900-1901) (25 giugno-2 settembre)
Giuseppe Messerotti Benvenuti,
ottobre 1900
 
Le Raccolte Fotografiche Modenesi colgono l'occasione del periodo estivo per ripresentare una delle sue mostre più visitate, il cui catalogo, con i testi di autorevoli studiosi e le belle riproduzioni fotografiche, è stato citato in diverse occasioni dalla stampa nazionale. Alcune di queste fotografie sono state anche esposte lo scorso dicembre all'Istituto italiano di cultura di Pechino, all'interno della mostra Un quartiere italiano in Cina, inaugurata alla presenza del Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Le immagini di Giuseppe Messerotti Benvenuti sono di proprietà di Marzio Govoni, gestite dalle Raccolte Fotografiche Modenesi Giuseppe Panini.

Chi è Giuseppe Messerotti Benvenuti
Giuseppe Messerotti Benvenuti nacque a Modena il 18 ottobre 1870 da una agiata famiglia di proprietari terrieri che divideva i propri interessi tra il capoluogo e Soliera, dove i Messerotti Benvenuti ricoprirono più volte la carica di sindaco tra fine Ottocento e inizio Novecento. Si laureò in medicina nel 1895 e nello stesso anno fu chiamato alle armi, prestando servizio alla Scuola di applicazione di sanità militare di Firenze e successivamente all'Ospedale militare di Milano. Nel luglio del 1900 fu chiamato a partecipare alla spedizione italiana in Cina per sedare la cosiddetta rivolta dei boxers, ovvero il tentativo cinese di fermare la penetrazione bianca. Morì a Modena il 31 dicembre 1935.

Cos'è la "Cina dei boxer" (dal testo di Nicola Labanca)
Vi fu fra 1900 e 1901 una spedizione internazionale in Cina per sedare la cosiddetta rivolta dei boxers, ovvero un movimento nazionalista cinese che voleva liberare la Cina dai colonizzatori bianchi. I tratti fondamentali di quella vicenda si possono così riassumere: da un lato vi fu il tentativo cinese di fermare la penetrazione bianca, dall'altro vi fu la spiccia e brutale repressione militare multinazionale che la censura europea e l'autocensura militare cercarono di mascherare in "impresa per ragioni umanitarie". La spedizione cinese per le sue ragioni e per le sue forme, fece indignare una parte importante delle opinioni pubbliche europee, assai critiche delle ragioni "umanitarie" addotte dai governi per legittimare l'intervento: intervento che rimaneva un atto di guerra coloniale per la salvaguardia di interessi diplomatici ed economici presenti o futuri. Fra le "nazioni minori" che parteciparono a quell'impresa militare vi era anche l'Italia liberale e, a far parte del corpo di spedizione vi era un giovane italiano, il tenente di sanità Giuseppe Messerotti Benvenuti, che inviò alla madre lunghissime lettere e moltissime fotografie, che sono state conservate e che qui si presentano, nelle quali egli non tacque né alcuni degli "aspetti raccapriccianti" della vicenda né la parte che a suo parere vi aveva avuto il corpo di spedizione italiano. Il fatto stesso di spedire corpi militari da parte di diversi paesi, il loro faticoso coordinamento diplomatico e militare, la giustificazione politica di tipo umanitario data in genere a tale ingente sforzo (una giustificazione riassumibile nel caso specifico nella necessità di proteggere gli europei fatti vittima di aggressioni e minacce dal movimento nazionalista e xenofobo dei boxers, accompagnata dalla volontà di infliggere un severo ammonimento al governo cinese che quella folla di rivoltosi e società segrete era sembrato spalleggiare), alcune modalità della "gestione del territorio" da parte dei corpi di spedizione si rivelano ancora oggi, sia pure in contesti diversi, metodi con cui le maggiori potenze del momento tendono a mantenere l'"ordine pubblico internazionale".

Lo sguardo del fotografo (dal testo di Michele Smargiassi)
"Sarò d'animo cattivo, (...) fatto sta che quel condannato non mi faceva punto compassione", rimugina Messerotti in una sua lettera spedita a casa alla madre insieme ad alcune fotografie fra le quali una di un cinese ribelle condannato a morte. È "d'animo cattivo", Messerotti? Niente affatto. È un uomo dotato di una coscienza e di un senso critico non indifferenti per la sua epoca e per la sua posizione. Gli bastano poche settimane per accorgersi che il vero motivo della spedizione in Cina non è "la vendetta della civiltà offesa, ma il desiderio di conquistare"; che il pretesto dell'intervento è "una gonfiatura"; che "la nostra venuta dal lato dello scopo umanitario è perfettamente inutile", anzi è venata di autentiche "ingiustizie" e "crudeltà". Se la ride più volte degli "stupefacenti articoli dei giornali" che ammantano d'eroismo le gesta delle truppe d'occupazione, le loro gratuite crudeltà, le vigliaccherie, le razzie. Altro che "missione di civiltà", Messerotti è spesso ironico, perfino sarcastico contro la retorica dell'ipocrisia: "per fortuna, di questa civiltà ai cinesi ne resta attaccata poca". Eppure questo disincanto nelle fotografie non appare. Nei suoi documenti visivi spesso eccellenti non c'è traccia delle meschinità descritte con le parole: non c'è il "rubare a man salva" spacciato per "comperare di seconda mano", non compaiono i crudeli "ammazzamenti" di cui si macchiano gli "eserciti civilizzatori". Padrone delle proprie parole, Messerotti è indifeso, come tutti i suoi contemporanei, di fronte alle insidie della civiltà dell'immagine. Reputa la macchina fotografica un utile strumento, un servitore efficiente del racconto e della memoria; in realtà è al suo servizio, coinvolto senza rendersene conto negli stereotipi di quello sguardo collettivo, "politico", che è l'aggressivo sguardo coloniale. Fotografo per amor di racconto, Messerotti non è riuscito ad evitare i cliché e gli stereotipi ideologici della fotografia coloniale; ma le immagini non hanno fatto velo alla sua ragione. La fotografia è spesso serva, ma non sempre chi fotografa è un servo.

Lo sguardo privato (dal testo di Filippo Maggia)
Giuseppe Messeroti Benvenuti continua a fotografare al rientro dalla spedizione cinese, ma si tratta di uno sguardo totalmente privato: le fotografie non escono quasi dal perimetro del parco della villa di Villanova fatta eccezione per le gite sul fiume Secchia. Non più fotografo per caso, ma solo fotografo, e finalmente libero di riprendere e interpretare, Messerotti Benvenuti dimostra di conoscere e di saper possedere l'arte fotografica realizzando una serie di singole fotografie tutte ugualmente intense: pittoriche, come le eleganti figure bianche sorprese a camminare nel parco della villa, circondate e isolate dalle ombre e dalla vegetazione, oppure moderne, come il bimbo che gioca con il cerchio quasi sospeso da terra mentre si perdono, dietro a lui, la strada, la casa, lo sfondo instabile nel suo insieme precario, anch'esso in movimento. E, infine, gli occhi un po' allucinati del passatore del ponte dell'Uccellino sul fiume Secchia, la figura inclinata, tutta decentrata a sinistra, i piedi scalzi, le braccia allargate, le mani che stringono la corda. Come nell'istantanea del condannato a morte, il fiume, il ponte, il legno scompaiono, e resiste, solo e prepotente, lo sguardo condensato nell'attimo infinito della fotografia.

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