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Donne degli anni Trenta
Fotografie dello Studio Bandieri (10 settembre-16 ottobre)
Gita dopolavoristica Lago di Garda, 28 luglio 1935 (foto William Bandieri)
 
A cura di: Chiara Dall'Olio e Mara Montorsi

L'esposizione, promossa in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, propone 50 fotografie dello Studio di Benvenuto e William Bandieri dalle quali emerge l'immagine della donna durante il periodo fascista: un'immagine multiforme, estremamente complessa e assolutamente irriducibile al modello bifronte che il regime stesso tentava di propagandare.

Il fascismo, infatti, aveva una concezione schizofrenica del ruolo femminile: come riproduttrici della razza, le donne dovevano incarnare i ruoli tradizionali di spose e madri esemplari, silenziosamente confinate tra le mura domestiche; come cittadine e patriote, invece, dovevano essere moderne e combattive, sempre pronte alla chiamata e presenti sulla scena pubblica. Il regime, suo malgrado, si trovò costretto a gestire e a controllare la proliferazione d'identità femminili generate dalla cultura di massa. Un nuovo genere di potere pubblico che metteva in pericolo l'elemento chiave dell'ordinamento gerarchico della società fascista: la totale sottomissione della donna all'uomo. Durante il Ventennio fascista vissero due generazioni di italiane. La prima, adulta quando il fascismo salì al potere, era costituita da donne che erano state mobilitate nell'economia bellica del primo conflitto mondiale, che avevano sperimentato l'indipendenza economica e sviluppato una maggiore coscienza di sé; disinibite dall'assenza degli uomini in guerra, la loro immagine era stata identificata con le gonne corte, i capelli alla "maschietta" e i comportamenti sessuali liberi. La seconda generazione, la Gioventù femminile del Littorio, pur essendo cresciuta nel regime fascista, era stata comunque influenzata dalla nuova cultura di massa statunitense, i cui valori di più liberi costumi sociali trovavano diffusione nelle immagini cinematografiche, nelle riviste di moda, nelle pubblicità e nei beni di consumo.

Proprio su questa seconda generazione di donne vertono le immagini prese in esame in mostra, inerenti agli anni 1934-1943. Nei soggetti tematici analizzati - i saggi ginnici, i corsi di economia domestica e le gite - si è cercato di individuare in tre differenti contesti - quello delle manifestazioni ufficiali, quello della politica autarchico-domestica e quello del tempo libero organizzato - sia il livello di penetrazione e di influenza dei modelli propri della cultura commerciale, sia i linguaggi che lo studio Bandieri, fotografo ufficiale del Partito Fascista a Modena, utilizza nei servizi di propaganda. Ordine e uniformità costituiscono il tratto fondamentale delle immagini femminili all'interno della sezione "saggi ginnici"; le divise e i movimenti in sincrono amalgamano ragazze e bambine in un corpo unico, espressione della giovinezza e dello stile femminile fascista. E' l'irrequietezza delle giovani donne che il fascismo tenta di controllare, sfruttandone il protagonismo adolescenziale. Nei saggi ginnici, nell'ufficialità delle manifestazioni, il regime si appropria dei corpi femminili - con le divise - li rende disciplinati - con gli esercizi in sincrono - e li espone. Ma se disordine e individualità sono rigorosamente banditi dalle immagini dei servizi ufficiali, tra gli scatti dello Studio Bandieri questi elementi affiorano; che sia la posa disordinata degli avanguardisti, o le evidenti individualità delle ginnaste; il decoro, l'ordine e la disciplina ne risultano irrimediabilmente scalfiti.
I corsi di economia domestica vennero propagandati dal fascismo all'interno della campagna autarchica, in un'ottica di economia e razionalizzazione dei consumi, ma le immagini fotografiche di Bandieri raccontano qualcosa di diverso. La costruzione del racconto per immagini può essere sintetizzata da un lato nell'economia domestica come modello di rispettabilità, quindi codificazione di principi borghesi; dall'altro come rappresentazione di oggetti simbolici di un raggiunto status sociale. Le immagini selezionate per la sezione "corsi di economia domestica", evidenziano diverse scritture: dai quadri fotografici in interno borghese - in cui è l'ambientazione a definire il messaggio - alla pubblicità e al suo racconto da fiaba. La cultura commerciale entra nella propaganda fascista trasformandone il messaggio: da autarchica lotta agli sprechi a consumistico modello di crescita sociale. Risulta difficile individuare quale fosse il livello di penetrazione della cultura commerciale nelle donne ritratte in questi servizi, quanto fossero protagoniste partecipi o inconsapevoli soggetti di una messa in scena fotografica.
La difficoltà non si pone per la sezione "gite". In contesti apolitici, i modelli femminili legati al consumo di massa emergono prepotentemente. Le donne della classe operaia, e occorre ricordare che sono loro i soggetti, hanno introiettato e fatti propri gli atteggiamenti e gli sguardi delle dive hollywoodiane; il trucco e la cura del corpo sono gli stessi che modelle e attrici propongono sulle pagine delle riviste femminili. Dall'altra parte dell'obbiettivo, William Bandieri, fonde liberamente tagli cinematografici e luce pictorialist, foto di moda e linguaggi delle avanguardie.

L'analisi delle immagini nasce dalla Tesi in Storia della fotografia tenuta da Mara Montorsi presso il corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Parma.

In occasione dell'esposizione verrà pubblicata una FotoMonografia, con tutte le immagini presenti in mostra, che verrà distribuita gratuitamente ai sostenitori delle Raccolte Fotografiche Modenesi.

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