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Il palcoscenico della città
Fotocronache dell'aerautodromo di Modena 1930-2004 (15-30
maggio) |
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Percorso di mostra:
1. Piazza Grande, Palazzo Comunale Automobilismo e ciclismo
2. Portico di via Farini Aeroporto e motociclismo
3. Via Emilia, Portico del Collegio Sport, spettacolo e società
Il nostro discorso deve cominciare con una constatazione: la
memoria fotografica dell'autodromo a Modena è largamente
lacunosa. Un esempio significativo di ciò è il
terribile incidente di Cabianca del giugno 1961. Di questo avvenimento
che sconvolse l'intera città e decretò in sostanza
la fine delle grandi corse automobilistiche sulla pista modenese,
non è emersa a tutt'oggi una singola fotografia nelle
ricerche effettuate su decine di archivi di fotografi e collezionisti.
A questa e a tante altre simili mancanze può essere data
un'unica spiegazione: dato l'interesse planetario per l'automobilismo
sportivo e per le grandi marche modenesi che ne incarnano la
storia, gli archivi fotografici della città sono stati
oggetto di un "saccheggio" mirato da parte di grandi
collezionisti, soprattutto stranieri. Questo prelievo è
avvenuto in tempi non sospetti, forse addirittura in coincidenza
con gli stessi eventi fotografati, data la mancanza sia dei
negativi che di qualsiasi copia positiva. è certamente
un'assenza che si percepisce ma che, lungi dal diminuire l'importanza
dei risultati della ricerca, li rafforza: ciò che resta
(e si tratta comunque di migliaia, se non di decine di migliaia
di immagini) mostra e dimostra la persistenza di questo luogo
nella memoria condivisa di Modena. Una memoria formata da tanti
tasselli, siano essi personali (il padre che posa orgoglioso
con il figlioletto); professionali (il fotografo Giberti che
realizza centinaia di immagini durante le manifestazioni aeree
dei primi anni Cinquanta, salvo poi non lasciare alcuna indicazione
precisa su date, persone ed eventi ritratti in quegli scatti);
collettive (pensiamo soprattutto alle benedizioni degli autoveicoli,
che ci appaiono paradigmatiche di un'epoca, quella dell'immediato
dopoguerra, in cui una società ancora fondamentalmente
tradizionale si stava proiettando nella modernità); o
generazionali (per i trentenni l'ex autodromo significa Festival
dell'Unità, ma forse ancor di più baracconi).
E facendo una piccola digressione dal discorso strettamente
fotografico è curioso notare come il modo stesso in cui
ciascuno di noi chiama quel luogo denuncia la sua appartenenza
generazionale: ancora oggi siamo in molti a continuare a chiamarlo
ex autodromo anziché parco Ferrari. Nella galleria fotografica
che segue vi sono certamente i grandi eventi, poichè
è impensabile rivedere la storia dell'autodromo senza
incontrare i campioni "su ruote" (insieme ai grandi
dell'automobilismo non si possono dimenticare Coppi e Bartali
o Agostini e Villa) o la più grande manifestazione di
massa mai tenuta nella nostra città: il comizio di Berlinguer
del 1977. Ma ciò che emerge sono soprattutto le folle
e i volti di coloro che hanno animato questo luogo. La memoria
che si ricompone sotto i nostri occhi è formata da molti
pezzi, diversi ma complementari. Accostandoli essi vanno a formare
un puzzle che, anche se incompleto, mostra in modo piuttosto
chiaro l'evoluzione della nostra città negli ultimi cinquanta
anni.
(dal testo in catalogo di Paolo
Battaglia) |
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