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Ritratto di una capitale
Il Ducato Estense nella fotografia 1839 - 1863 (20
dicembre 2003-26 marzo 2004) |
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A cura di: Monica Marchesini e Roberta Russo
Testi e ricerche di: Laura Gasparini, Monica Marchesini, Roberta
Russo
In collaborazione con:
Fondazione
Cassa di Risparmio di Modena
Comune
di Modena
Unione
Industriali Modena
Camera di
Commercio
Sabato 20 dicembre 2003, alle ore 17,30, inaugura presso
la sede delle Raccolte Fotografiche Modenesi Giuseppe Panini
in via Giardini 160 a Modena, la mostra dal titolo Ritratto
di una capitale. Il Ducato Estense nella fotografia 1839 - 1863,
promossa dalle Raccolte Fotografiche Modenesi in collaborazione
con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo
dell'Unione Industriali Modena.
Le fotografie in mostra - provenienti da raccolte pubbliche
e private e molte delle quali mai esposte prima d'ora - raccontano
i primordi della fotografia nei territori di Modena e Reggio
Emilia e, contestualmente, documentano la storia, la politica,
la cultura, la società nel ventennio che precedette la
fine del Ducato austro-estense.
I protagonisti di questa avvincente storia sono i dagherrotipisti
ambulanti che portano la fotografia a Modena, Claude Porraz
e Giacomo Borri, il primo nobile modenese a sperimentare il
dagherrotipo, il conte Francesco Guidelli, i fotografi modenesi
e reggiani Felice Riccò, Ruggero Porta, Alfonso Galassi,
Pietro Fiorentini, Cesare Obici, Andrea Ferrari, Dioneo Tavolini,
Scapinelli, Ruspagiari e Bertani, i dilettanti Filippo Bentivoglio
e Lauro Rognoni, gli itineranti Fortunato Lasagna e Luigi Sacchi.
Sono i pionieri della fotografia a Modena e i testimoni del
declino di un'epoca. Hanno diversa estrazione, alcuni provengono
dal mondo dell'accademia, come Riccò e Porta, altri sono
nobili con l'hobby della fotografia, come Guidelli e Bentivoglio.
La maggior parte di questi fotografi applica la nuova tecnica
diligentemente ma senza inventiva, alcuni di questi personaggi
si industriano nella ricerca e sperimentazione di nuove tecniche,
come Riccò e Bentivoglio. Il primo, argentiere ed orefice
di corte, scopre un metodo per colorare le fotografie con bagni
di cloruro d'oro, il secondo inventa una tecnica per impressionare
le tele pittoriche.
La storia di questi personaggi è stata ricostruita, per
quanto i documenti hanno consentito, attraverso ricerche d'archivio,
spoglio di riviste dell'epoca ed una ricognizione del materiale
fotografico presente in istituzioni e presso collezionisti privati.
Il 1839 è stata la data di partenza, anno della presentazione
al pubblico dell'invenzione di Daguerre in Francia, il 1863
la data di arrivo, che, con lo scioglimento della Brigata Estense
a Cartigliano Veneto, vede esaurirsi l'ultimo atto della vicenda
estese in Italia.
Il risultato di questa ricerca è confluito in un catalogo,
riccamente illustrato con immagini fotografiche inedite riprodotte
dal vero e contributi scritti sulla storia dei fotografi e della
fotografia delle origini a Modena e Reggio Emilia.
La mostra è stata concepita secondo due logiche che corrono
parallele: la prima è quella del racconto della società
in epoca ducale, la città e la sua rappresentazione,
i suoi personaggi, il duca e i cortigiani, la gente comune ritratta
in studio; la seconda è quella della storia dei fotografi
e della fotografia a Modena e Reggio Emilia.
La prima sezione della mostra si apre con le vedute delle città
del Ducato, opera di fotografi locali quali Dioneo Tadolini,
a cui dobbiamo le più antiche immagini del Palazzo Ducale,
Don Ignazio Natalini che immortala monumenti e strade di Reggio
Emilia, ma anche di ambulanti, come il parmense Fortunato Lasagna
di cui saranno esposte due belle carte salate del Duomo.
I ritratti in studio costituiscono una parte fondamentale del
percorso e sono stati eseguiti dai fotografi professionisti
modenesi e reggiani Felice Riccò, Ruggero Porta, Pietro
Fiorentini, Scapinelli, Ruspagiari e Bertani, ma anche da dilettanti
come Francesco Guidelli, Filippo Bentivoglio, o ambulanti come
Raffaele Sgarzi che hanno lasciato le più antiche testimonianze.
Sono stati esposti anche ritratti di anonimi e ritratti di fotografi
operanti in altre città che hanno fotografato personalità
significative della vita socio politica locale: il duca Francesco
V, la moglie e i dignitari di corte fino agli esponenti dei
moti risorgimentali, garibaldini, guardie nazionali e soldati
del nuovo esercito regio.
Uno spazio considerevole è dedicato ai ritratti degli
ufficiali della Brigata Estense, un documento unico che ricorda
la formazione dei fedelissimi del Duca dopo la cacciata da Modena
e poco prima del suo scioglimento, nel 1863. E' stato possibile
restituire un padre alla serie, fino ad oggi di autore ignoto,
grazie al fortunato ritrovamento di una fotografia timbrata
dal fotografo-orefice Riccò.
Il 1863 è anche la data con cui si è scelto di
concludere la ricerca proprio per la sua funzione simbolica
di chiusura di un'epoca. Il 24 settembre 1863 Francesco V scioglie
ufficialmente la Brigata Estense a Cartigliano Veneto. L'evento
fu documentato fotograficamente dal veneziano Antonio Perini.
Una serie di otto fotografie su carta albuminata distribuite
in circa 300 copie agli ufficiali estensi e di recente acquisite
dalle Rfm Panini, che, significativamente chiudono la mostra.
Le fotografie in mostra - molte delle quali mai esposte prima
- sono tutte originali e costituiscono una galleria esemplare
in grado di testimoniare i progressi e l'affinamento delle tecniche
fotografiche (dalle più antiche come il dagherrotipo,
il calotipo, la carta salata, il ferrotipo, alle più
recenti e diffuse come la carta albuminata), ma anche uno spaccato
del gusto, della moda, delle trasformazioni politiche e sociali
di quel movimentato periodo storico, tracciando così
un percorso storico-fotografico tra i più interessanti
e meno conosciuti fino ad ora. |
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